Si preannunciava una splendida mattinata. Già la Notte aveva preso il suo mantello nero e aveva salutato le stelle, facendo cenno che era ora di andarsene: "Arrivederci a domani!". Già l'Aurora, volando, aveva colorato di rosa una striscia di cielo; il Gallo si era svegliato, aveva aperto un occhio, si era stiracchiato e aveva cantato chicchirichì; i cardellini appena nati nel nido avevano sbadigliato per la fame e con i loro striduli cinguettii avevano destato mamma e papà che, ancora assonnati, avevano arruffato le penne e si erano tuffati a volo a cercare qualche verme per la colazione.
"Sicuramente sarà una splendida giornata!" aveva già esclamato il contadino, alzandosi dal letto e preparandosi ad andare a lavorare nei campi.
"Finalmente anche noi possiamo andarcene e dormire!" aveva esclamato il gufo alla civetta. E il pipistrello, spaventato dalla timida luce rosata, si era coperto gli occhi con le ali.
Già i fiori di pesco, sentendo il primo tepore del giorno, avevano cominciato a schiudere i petali per respirare la lieve brezza primaverile; già le margheritine di prato avevano iniziato a sorseggiare assetate le gocce di rugiada posate sulle loro bianche corolle.
Sì, si preannunciava proprio una splendida mattinata, quando l'Aurora, all'improvviso, si fermò, lasciando una striscia di cielo metà rosa e metà blu.
"Che succede?" chiese meravigliata una Nuvola di passaggio.
"Non so" rispose l'Aurora. "Ho sentito singhiozzare. Ecco: ascolta!".
Nel silenzio mattutino anche la Nuvola udì distintamente i singhiozzi. "Sarà il vento" disse "che combina qualche stupido scherzo"
"Vento!" chiamò l'Aurora "Sei tu?".
Ma il vento negò. "No" disse. "Oggi mi sento stanco: non ho nessuna voglia di lavorare e tanto meno di fare scherzi. Oggi vi lascerò tranquilli. Fatemi riposare!".
Così disse il Vento e, mentre parlava, il vestito dell'Aurora svolazzava e svolazzavano anche i suoi lunghi capelli; e la Nuvola, poveretta, che era piccolina, veniva sospinta lontano dalla sua voce potente. "Ehi! Riportami dove stavo!" piagnucolò.
Allora il Vento, sbuffando, l'andò a riprendere e, con un scappellotto, la ricondusse vicino all'Aurora.
Di nuovo si udì singhiozzare. "Sarà il Tuono, allora" disse la Nuvola.
"Non è possibile: con una giornata così bella!".
Infatti non era il Tuono. "Sono qui, io!" bisbigliò, per non fare troppo rumore.
"Sei solo?" chiese l'Aurora. "Dov'è il tuo amico Fulmine? State sempre insieme!"
"Ho preferito farmi questa passeggiata mattutina da solo, altrimenti avremmo finito per litigare come sempre ed avremmo scatenato un temporale. Invece oggi ho promesso al Sole che lo avrei lasciato in pace".
"Ma chi è allora che singhiozza?" cominciò a preoccuparsi l'Aurora.
"Ehi, tu!" chiamò la Nuvola, vedendo passare l'Arcobaleno. "Però, passando, ho sentito qualcuno che piangeva dietro le montagne".
"Dietro le montagne?". La Nuvola e l'Aurora si guardarono in faccia stupite. "Ma allora….allora è… è il Sole!".
L'Aurora si precipitò verso il luogo indicato dall'Arcobaleno, mentre la piccola Nuvola tentava di starle appresso come poteva. Quando l'Aurora si affacciò dietro le montagne, rimase di stucco. Era vero!. Era proprio il Sole! Se ne stava rannicchiato dietro la roccia, con i raggi tutti ripiegati, e grosse lacrime cocenti gli scendevano giù per le guance. Ogni tanto sussultava e si soffiava il naso, oppure si asciugava gli occhi con un raggio.
"Amico mio, che ti succede?" domandò l'Aurora premurosa. Ma il Sole rispose con un lungo sospiro. "Perché te ne stai qui rannicchiato? Che aspetti ad uscire dalla montagna e a salire nel cielo? Tutti ti attendono! Io ho già colorato un bel pezzo di cielo e il gallo ha già dato la sveglia!".
Il Sole singhiozzò di nuovo.
"Ma che cos'hai? Ti senti male?" azzardò timidamente la Nuvola.
"E' come se mi sentissi male" rispose finalmente il Sole. "Soffro di solitudine"
"Come, di solitudine?
"Sì, mi sento terribilmente solo. Lavoro tutto il giorno e voi sapete quant'è faticoso il mio lavoro: devo alzarmi sempre presto anche se ho sonno e poi devo camminare e camminare senza fermarmi mai ed essere sempre allegro e sorridente. Quando la sera torno a casa stanco morto, mi piacerebbe trovare qualcuno ad accogliermi: invece mi ritrovo sempre solo: proprio io, che faccio del bene a tutti, non ne ricevo da nessuno!"
"Ma che dici, Sole?!" esclamò scandalizzata l'Aurora. "Tutti ti vogliono bene, e lo sai. Nessuno può fare a meno di te. E poi non sei solo: quando ti svegli la mattina ci sono sempre io a darti il buongiorno e la sera, quando vai a letto, c'è il Tramonto che ti dipinge il cielo di rosso per rallegrarti e ci sono gli uccelli che cantano per tenerti compagna. Vedi bene che quel che dici non è vero".
"Ma non è la stessa cosa" replicò il Sole, soffiandosi il naso. "Voglio qualcuno tutto per me: voglio prender moglie!".
"Una moglie???". La Nuvola e l'Aurora si scambiarono un'occhiata complice e furtiva, che voleva dire: "Il Sole è impazzito".
"E chi vorresti sposare?" chiesero tra l'ironico e il preoccupato.
"Non so, non mi intendo di queste cose. Aiutatemi voi, vi prego! Io so solo che voglio sposarmi ad ogni costo. Altrimenti non lavorerò più, non salirò più nel cielo!"
Il Sole aveva parlato in maniera ferma e decisa. Di fronte a tale minaccia l'Aurora si spaventò: "Per carità!" esclamò. "Sarebbe la fine dell'Universo! Non ti preoccupare: ti aiuteremo noi: ti troveremo una moglie. Adesso però, Sole, ti prego, alzati e vai a lavorare, che è già tardi! Il gallo ha già cantato due volte e sulla terra saranno preoccupati non vedendoti uscire. Vedi? Tutto il mondo si è fermato per aspettarti".
"D'accordo!" sospirò il Sole e, con gran fatica, si alzò. "però, mi raccomando!".
"Fidati di noi!" lo tranquillizzò l'Aurora, asciugandosi un'ultima lacrima con le sue dita rosate. "Non mi piace per niente questa storia" confidò poi alla Nuvola, quando il Sole fu lontano.
"Mah, non so!" rispose quella. "Forse non ha tutti i torti!".
"Adesso ci siamo prese l'impegno di trovargli una moglie: come facciamo? A chi lo chiediamo?".
Il compito non sembrava molto difficile: chi non avrebbe voluto essere la moglie del Sole, il re del cielo? Eppure non era così facile. Per tutta la mattina l'Aurora e la Nuvola passarono in rassegna le possibili candidate: ma bisognava stare attenti a scegliere una moglie degna della grandezza del Sole, che fosse anche lei di un certo rango, che non si squagliasse vicino a lui, ma che fosse anche docile e paziente, in grado di sopportare i suoi sbalzi d'umore e le impennate della sua autorità.
Alla fine la scelta cadde sulla Luna: era anch'essa una dominatrice del cielo, era bella, dolce e romantica: non lo avrebbe fatto sfigurare e lo avrebbe reso felice. Tutte contente, l'Aurora e la Nuvola non vedevano l'ora di sottoporre la loro proposta al Sole al suo ritorno.
"Non posso aspettare fino a domani!" disse l'Aurora. "Avvertirò il Tramonto!".
E infatti, quando il Sole rincasò, il Tramonto gli riferì la scelta della Nuvola e dell'Aurora. Il Sole ne fu molto contento e mandò subito la Brezza serale a chiedere ufficialmente la mano della Luna.
Figuratevi la gioia della Luna quando udì la proposta di matrimonio: sposare il Sole! Era la cosa più bella che potesse mai capitarle! In men che non si dica il matrimonio fu organizzato e in una splendida sera d'agosto – la Luna al suo sorgere il Sole al suo tramontare – le nozze si celebrarono.
La Luna era bellissima con il suo vestito tutto d'argento: le stelle le facevano da damigelle d'onore brillandole intorno. Ogni tanto una stella cadente attraversava il cielo e si tuffava nel mare facendolo luccicare di mille riverberi.
Il Sole, con uno stupendo vestito rosso fuoco, aveva un corteo di mille rondini che lo accompagnavano; ed anche lui, calandosi nel mare, lo illuminava, accendendolo di rossi raggi infuocati.
Fu un matrimonio bellissimo. La Nuvola piangeva di commozione. "Com'è romantico!" bisbigliava la Brezza serale, asciugandosi gli occhi umidi: "E lei com'è bella!" sussurrava estasiato il Tramonto.
A poco a poco il Sole scomparve, gli invitati se ne andarono, la Notte arrivò correndo trafelata, che aveva fatto tardi e, gli uomini, ignari di tutto, se ne andarono a dormire.
Ma il matrimonio in cui il Sole aveva tanto sperato non si rivelò felice. Egli era ugualmente solo: la sua amata Luna non stava mai con lui. Ma non lo faceva per cattiveria, poverina! Anzi, soffriva anche lei di questa situazione: lui lavorava tutto il giorno e lei tutta la notte. Così non potevamo mai stare insieme: si vedevano solo da lontano, all'inizio della giornata, quando uno si alzava e l'altra andava a letto, e alla fine, quando il Sole tornava a casa stanco morto e la Luna, invece, appena sveglia, usciva a svolgere il suo lavoro.
Si vedevano da lontano, si salutavano, si mandavano un bacio coi raggi, ma non potevano stare vicini, né toccarsi, né abbracciarsi. Era un grande dolore per entrambi. La Luna era diventata pallida e triste e nemmeno lo scintillio delle stelle riusciva a rallegrarla. Il Sole, poi, non ne parliamo! Era diventato bizzarro e irascibile: spesso non voleva uscire; nel bel mezzo di un'afosa giornata estiva si nascondeva a piangere dietro qualche nuvolo, oppure, arrabbiato, non controllava più la propria potenza e allora scaldava, scaldava, scaldava, fino a bruciare tutto. Non si poteva più andare avanti così.
"Dobbiamo aiutarli" disse un giorno l'Aurora.
"Sì" convenì la Nuvola. "Dobbiamo riuscire a farli incontrare, ma come?"
Pensarono e pensarono finchè : "Ho un'idea!" esclamò l'Aurora esultante: "Stai a sentire!". E spiegò il suo piano. La Nuvola ne sembrava entusiasta. Decisero di riferirlo subito al Sole e alla Luna.
"Abbiamo trovato il sistema per farvi incontrare: finalmente potrete stare un po' insieme!"
"Davvero?!" esclamò meravigliato il Sole.
"Sul serio?!" domandò stupita la Luna.
I due sposi non stavano più nella pelle nell'attesa che i loro amici preparassero tutto ciò che era necessario per la riuscita del loro piano. E finalmente giunse il giorno tanto desiderato.
Era mezzogiorno e il Sole risplendeva alto nel cielo azzurro e sereno; la Luna, che a quell'ora doveva stare a letto a dormire, era invece ben sveglia, in piedi, pronta per il grande incontro. Timida ed emozionata, se ne stava sulla soglia ed esitava ad uscire.
"Su!", la esortò la Nuvola.
"Oddio, eccolo là!" diceva la Luna, ammirando il Sole. "Guarda com'è bello, come risplende! Che potenza hanno i suoi raggi!".
"Ma, bambina mia, è il re!" esclamò il Vento.
"Ed è tuo marito!" aggiunse la Nuvola.
Ma la Luna era timida ed aveva paura di uscire. Allora il Vento soffiò delicatamente e la spinse fuori. Si vide allora una cosa mai vista prima: la Luna bellissima, bianca, camminava coi suoi passetti incerti verso il Sole. E il Sole, focoso, potente, la vedeva venire verso di sé con occhi innamorati. Quando la Luna gli fu davanti, lui si avvicinò e l'abbracciò, stringendola a sé.
"Finalmente insieme!" le disse.
Tutto il cielo si oscurò, perché il Sole era stato coperto dalla Luna: mettendosi davanti a lui, essa non permetteva più ai suoi raggi di arrivare sulla terra. Ma a loro due non importava niente e non importava niente nemmeno ai loro amici del cielo, che li guardavano commossi e contenti…
Da allora il Sole e la Luna sono tornati più felici al loro lavoro, perché sanno che ogni tanto, quando hanno voglia di vedersi e di stare insieme, possono farlo: basta che la Luna esca fuori incontro al Sole. E quando questo succede e lei gli sta davanti, sulla terra in pieno giorno si fa buio. E avviene quel fenomeno che gli uomini hanno chiamato eclisse.
Antonella Varcasia – Roma –
Antonella Varcasia – Roma –
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